In questo articolo tratterò un tema tanto importante quanto controverso: “Come diventare Personal Trainer”.

In particolare, cercherò di fare chiarezza sui vari percorsi formativi esistenti in Italia, gli aspetti legali legati alla professione e le qualità che dovrebbe avere un buon Personal Trainer.

Quello che leggerete è frutto della mia esperienza nel settore e della mia personale concezione del ruolo del Personal Trainer, dunque non pretende di rappresentare una verità assoluta né va inteso come una legge, proprio perché in Italia non esiste una regolamentazione ufficiale (o legge riconosciuta dallo Stato) per questa figura professionale e neanche, di conseguenza, alcuna tutela per i clienti dei “professionisti improvvisati”.

La figura professionale del Personal Trainer, infatti, non è ancora riconosciuta in Italia e non esiste uno specifico albo professionale: ciò vuol dire che chiunque da un giorno all’ altro può improvvisarsi tale, giocando, in alcuni casi, con la salute delle persone.

Se la legge non esiste, esistono però un’etica e una morale che devono spingere non solo chi vuole diventare Personal Trainer ma anche chi già lo è, a formarsi e tenersi costantemente aggiornati sulle tecniche del settore.

Chi, come me, ha studiato e continua a farlo, ha come obbiettivo primario migliorare continuamente il proprio curriculum per offrire ai propri clienti un servizio sempre migliore e affidabile.

Chi è e cosa fa un Personal Trainer

Il Personal Trainer è una figura professionale altamente qualificata: è il professionista dell’esercizio fisico e dell’allenamento personalizzato.

Come tale, deve essere in grado di pianificare un programma ad hoc per ogni tipologia di cliente, dallo sportivo al soggetto con svariate problematiche fisiche e/o estetiche.

Deve quindi avere competenze interdisciplinari e conoscere, oltre la metodologia dell’allenamento, anche tutte quelle materie che riguardano il corpo umano e il movimento, come ad esempio anatomia, biologia, fisiologia, biomeccanica, patologia, traumatologia.

Non solo, è opportuno avere anche nozioni di nutrizione, strettamente legata all’ allenamento nel miglioramento della forma fisica e del benessere, di psicologia, necessaria a comprendere la sfera emozionale del soggetto per meglio motivarlo, di comunicazione (verbale e non), importante in tutti quei contesti professionali in cui, oltre ad essere in contatto col pubblico, si instaura un rapporto di fiducia con i propri clienti.

Per essere preparati su questi argomenti occorrono anni di studio e di approfondimento, pertanto i corsi di formazione per Personal Trainer dovrebbero durare anni, ma questo spesso non avviene.

Corsi per diventare Personal Trainer: quale scegliere

Per diventare Personal Trainer si può scegliere di:

  1. Laurearsi in Scienze Motorie
  2. Certificarsi con un corso per Personal Trainer riconosciuto dal Coni

Laurea in Scienze Motorie

Il miglior percorso di formazione è indubbiamente il corso di Laurea in Scienze Motorie, durante il quale le materie indispensabili per approcciarsi in maniera seria a questa professione sono trattate esaustivamente e nelle giuste tempistiche (corsi di durata triennale).

Una volta acquisita la qualifica di Dottore in Scienze Motorie si può optare per un’ulteriore specializzazione conseguendo la Laurea Magistrale o frequentando Master universitari.

I corsi di laurea hanno programmi uniformati e molto simili tra ateneo ad ateneo, pertanto anche la formazione risulta omogenea, consentendo un livello medio di preparazione sicuro e affidabile.

Laurearsi in Scienze Motorie significa investire molto economicamente e in termini di tempo, pertanto molti evitano questa strada ed optano per i corsi di formazione proposti da scuole di formazione affiliate ad enti riconosciuti dal CONI.

Corsi riconosciuti dal CONI

In Italia esistono molte scuole di formazione affiliate ad enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, alcune esistenti da diversi anni e molto affidabili.

Per affiliarsi agli enti le scuole di formazione devono pagare una quota di affiliazione e preparare materiali didattici che rispondano alle linee guida dettate dagli enti stessi e, di conseguenza, dal CONI.

Dunque, come per i corsi di laurea in Scienze Motorie, c’è omogeneità nei programmi didattici anche per quanto riguarda i corsi di formazione per Personal Trainer.

Inoltre, c’è il vantaggio della specificità poiché vengono trattati solo gli aspetti teorici e pratici relativi al lavoro del Personal Trainer.

Di contro, però, i principali svantaggi sono:

  1. Brevità: spesso i corsi durano solo uno o due fine settimana e ci può essere un esame finale da superare per ottenere il rilascio del diploma. Come detto prima, le materie “di base” non possono essere trattate esaustivamente durante qualche week end, dunque, dopo essersi certificato, il Personal Trainer dovrebbe necessariamente continuare a formarsi frequentando corsi di approfondimento inerenti alla materie trattate.
  2. Assenza di pre-requisiti per i discenti: i corsi sono aperti a tutti. L’assenza di preselezione comporta che il programma didattico sia più adatto a chi è alle prime armi piuttosto che a chi possiede già competenze di base.

Consiglio a chi si certifica con queste formule didattiche di continuare a formarsi frequentando tutti i corsi di approfondimento proposti dalle stesse scuole di formazione per essere in grado di seguire anche i clienti con particolari esigenze o problematiche.

Inquadramento fiscale

Il Personal Trainer è, nella maggior parte dei casi, un libero professionista dotato di Partita IVA, che fornisce le sue prestazioni in autonomia (lavoratore autonomo) senza alcun vincolo di subordinazione.

Essendo una professione non organizzata in ordini e collegi, non c’è l’obbligo di rispettare normative come la stipula di una polizza da responsabilità civile o l’apertura di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC), come avviene per i professionisti iscritti agli albi ufficiali.

Tuttavia, adeguarsi a queste semplici “regole” trasmette ai clienti sicurezza e professionalità.

Per approfondire l’argomento consiglio di leggere questo esaustivo articolo sui principali aspetti fiscali e normativi legati alla figura del Personal Trainer.

Le qualità di un buon Personal Trainer

Al di là del percorso di formazione e dell’inquadramento fiscale, un buon Personal Trainer dovrebbe curare i seguenti aspetti:

  1. Praticare attività fisica: Non si può trasmettere ad un cliente l’abitudine all’ attività fisica se non si è per primi abituati ad allenarsi. L’allenamento e, in generale, abitudini orientate al benessere e alla forma fisica, dovrebbero sempre far parte dello stile di vita di un allenatore.
  2. Formarsi continuamente: Come detto prima, il Personal Training è un’attività complessa che richiede competenze multidisciplinari, per cui bisogna essere sempre in continuo aggiornamento, sia dal punto di vista teorico che pratico. Citando una celebre frase utilizzata spesso nel campo della formazione:” Chi non si forma, si ferma! ”
  3. Specializzarsi: Essere specializzati piuttosto che generalisti migliora indubbiamente la qualità del servizio offerto ai propri clienti. È impensabile riuscire ad essere estremamente preparati sulle molteplici aree di competenza riguardanti il Personal Training, dunque meglio specializzarsi su una o due attività piuttosto che essere mediamente competenti su tutto.
  4. Non invadere le competenze altrui: anche se un buon Personal Trainer dovrebbe avere nozioni su materie e discipline correlate alla sua attività, non dovrebbe mai “invadere il campo altrui” sostituendosi ad altre figure professionali, come ad esempio il nutrizionista: può infatti capitare di avere a che fare con allenatori che rilasciano diete che possono risultare, oltre che inefficaci, dannose per i clienti. E’ opportuno, invece, collaborare con altre figure professionali per migliorare la qualità del servizio offerto ai propri clienti.
  5. Sapersi promuovere: La promozione è parte integrante del lavoro del Personal Trainer. Come per ogni lavoro autonomo, promuoversi attraverso attività di marketing è uno degli aspetti più importanti per la buona riuscita dell’attività.

Differenze tra Personal Trainer ed Istruttore di sala pesi

Diventare Personal Trainer significa offrire un valore aggiunto rispetto al servizio offerto in palestra o nel centro fitness dall’ istruttore di sala pesi.

Spesso chi vuole diventare Personal Trainer lavora già come istruttore di sala pesi e rischia di commettere, in fase di avviamento dell’ attività, l’errore di non differenziare il suo servizio da quello di assistenza di sala.

L’ istruttore segue i clienti della palestra eseguendo un’anamnesi iniziale, preparando una scheda di allenamento e mostrando gli esercizi inseriti nella scheda.

Inoltre, controlla l’andamento degli allenamenti, corregge gli eventuali errori nell’ esecuzione degli esercizi, aggiorna le scheda di allenamento in funzione dell’andamento degli adattamenti fisici dei clienti.

Il Personal Trainer, invece, sottopone i propri clienti ad un’intervista più accurata, ad esami della composizione corporea (plicometria e/o bioimpedenziometria) e posturali, a test motori e funzionali.

Grazie ai dati raccolti riesce a preparare un programma realmente personalizzato.

Inoltre, seguendo individualmente i propri clienti, può insegnare esercizi più complessi ed efficaci, come gli esercizi funzionali o, nello specifico della sala pesi, gli esercizi della pesistica classica e dell’allenamento della forza, che richiedono un livello di abilità superiore e che normalmente vengono sostituiti dagli esercizi con i macchinari, più semplici ma meno efficaci, adatti a chi viene seguito collettivamente dagli istruttori di sala pesi.